Le Birre di Natale!

di Dario Pulidori (Gestisce la pagina Beer Planet su Facebook)
e Fabio Botti (Publican del Bad Elf pub di Livorno)

Le Birre di Natale sono un’antica tradizione, tipica di alcune regioni del Nord Europa. In particolare hanno trovato una larghissima diffusione in Belgio fino dall’800, quando il numero delle birrerie era più numeroso dei villaggi!
Inizialmente queste birre erano nate per un consumo familiare, esteso poi ai dipendenti della birreria e agli amici del villaggio, per diventare, infine, uno speciale regalo di fine anno a beneficio dei clienti più affezionati del birrificio.

In seguito grazie anche allo sviluppo delle moderne reti di trasporto, le birre di Natale possono ora beneficiare di una più ampia distribuzione anche al di fuori delle regioni originarie di produzione.
Comunque sia, queste birre rientrano nella vasta categoria delle etichette stagionali, a tiratura limitata. Possono considerarsi una sorta di birre “vintage” o d’annata dal momento che difficilmente si ripresentano al consumatore perfettamente uguali a quelle dell’anno precedente.

Le Birre di Natale sono quasi sempre birre ad elevata gradazione (dai 7 ai 10 gradi alcolici), adatte alle rigide temperature invernali e alle tradizionali “abbuffate” cui si è soliti lasciarsi andare durante le feste!

Queste birre si caratterizzano abitualmente per una spiccata aromatizzazione ottenuta con l’impiego dei migliori malti e l’aggiunta di speciali sostanze arricchenti quali cannella, coriandolo, miele, ecc..
Il gusto risulta quindi sovente speziato, con note di frutta ed evidenti sentori dolci.

Ogni anno aumentano in maniera esponenziale birrifici che si dilettano in questo “esperimento” natalizio; in Belgio, ad esempio, ci sono birre che ormai entrano di diritto fra le “immortali del natale” come la Gouden Carolus Christmas del birrificio Het Anker , birra scura di 10,5% molto corposa e complessa con note liquorose e di liquirizia; la Stille Nacht della De dolle, 12% di pura dolcezza con piacevolissime sensazioni mielose e di caramello, unite ad un tocco di rum e Porto; la Bush Noel (brasserie Dubuisson) 12% alcolici, morbida ed avvolgente in bocca dove il sentore di passito , uvetta ed un tocco di cannella rendono questa bruna uno dei prodotti più interessanti del periodo. Rimanendo sempre in Belgio potremmo consigliarvi anche altre meno famose delle sopra citate, ma ugualmente interessanti : Delirium Christmas, N’ice Chouffe, Mere Noel e Boucanier Christmas Ale seguono la perfetta tradizione belga del natale assumendo sapori forti e alcolici. Dal birrificio De Ranke, invece, la Père Noel è sicuramente la “fuori schema” del gruppo : di color arancio e dai 7%, è caratterizzata principalmente dal suo retrogusto amaro, garantito per l’appunto da una generosa luppolatura.

Anche oltre Manica la birra di natale sta diventando un prodotto che attrae sempre più appassionati. In Inghilterra a farla da padrone è sicuramente il birrificio Ridgeway con la gamma di ben dieci birre natalizie, di cui cinque dedicate “all’elfo cattivo” che fa brutti scherzi a babbo Natale (molto simpatiche le etichette)

La Bad Elf, una IPA molto aromatica e di ottima tostatura, ricca di luppoli inglesi e perfetta per le serate invernali; Very Bad Elf, versione più scura e alcolica della precedente, con note dolci di nocciola e tostato, caratterizzata dal massiccio utilizzo del malto Pale; Seriously Bad Elf, una reinterpretazione molto personale di una tripel belga, con note di miele, frutta bianca e rabarbaro. Nel finale invece un piacevole retrogusto amaro chiude la degustazione; Criminally Bad Elf, versione “allegra” di una classica barley wine, presenta al naso note dolcissime di frutta caramellata; chiude la Insanely Bad Elf, una imperial red ale, con un ampio bagaglio di note dolci come prugna, banana e miele (con la possibilità di invecchiamento).

Proseguendo verso il nord della Gran Bretagna, precisamente in Scozia, la birra natalizia fa capolino nel birrificio dei “pazzi” di Brewdog. Quest’anno hanno lanciato come birra natalizia una IPA da 6,2%, la Hoppy Christmas, molto aromatica con finale leggermente amaro.

Ritornando verso il centro Europa, proprio sopra alla nostra penisola , esiste una birra che tempo fa era considerata una vera e propria leggenda del natale, l’austriaca Samichlaus del birrificio Eggenberg Stohr. Oggi la possiamo trovare abbastanza facilmente, ma un tempo era prodotta una sola volta l’anno e veniva consigliata solo a grandi esperti birrai o ai pochi temerari che riuscivano ad apprezzare il suo aroma “estremo”. A suo tempo entrata negli almanacchi come una delle birre più “forti” al mondo (14%), questa birra dal colore rosso intenso e dal gusto estremamente dolciastro entra di diritto nella storia della birra in veste natalizia.

Come molti di voi avranno notato la birra artigianale sta invadendo pacificamente il mondo intero. Da questo punto di vista il paese con maggiore sviluppo è senza ombra di dubbio l’America, dove microbirrifici spuntano ogni giorno dall’est all’ovest del territorio. Qui incontriamo principalmente tre birre natalizie dei tre fra i più “anziani” e famosi birrifici artigianali marcati United States . Dal birrificio Anchor, la Anchor Christmas: una vera e propria bontà per gli appassionati! Ogni anno la ricetta di questa birra cambia – fortunatamente in minima parte – ma ogni volta riesce a sorprendere con un piacevolissimo aroma di pino e resina, per poi passare a note ciliegiose , di cannella e di vaniglia, con una gradazione alcolica di circa 5,5%. Dal birrificio Sierra Nevada la Celebration Ale, una amber ale da 6,8% dove spiccano principalmente tratti erbacei , agrumosi e di caramello. Infine dal birrificio Great Divide la Hibernation Ale , veramente un’ottima old ale dal colore ambrato con riflessi rossastri, i cui 8,7% sono perfettamente bilanciati, rendendo il dolce sapore caramellato incredibilmente leggero e beverino.

Vista la crescente diffusione delle birre di Natale presso i consumatori del nostro paese, negli ultimi anni anche alcuni produttori nazionali si sono cimentati in questo campo proponendo delle proprie birre di Natale.

Birrifici come Birra Del Borgo e Baladin ormai hanno pianta stabile in terra americana ed europea, riuscendo spesso ad entusiasmare appassionati di tutto il mondo. Anche da noi le birre natalizie cominciano ad essere una deliziosa sorpresa sotto l’albero e Baladin con la sua Noel ne è un perfetto esempio. Medaglia d’oro al Mondial de la Bière di Strasburgo 2009, questa birra viene particolarmente apprezzata per la sua “morbidezza”, con sensazioni biscottate ed un’ elevata speziatura , 9% di puro godimento. Da Birra del Borgo invece viene presentata un’altra grande birra natalizia prodotta nel 2010 : la 25 Dodici, che è forse la birra natalizia più buona d’Italia! 9,5% caratterizzati da una sensazione quasi vinosa del prodotto; riesce ad adattarsi perfettamente al clima, mentre le note di frutta sotto spirito (amarene) , un tocco di toffee e di caramello la rendono veramente unica. Come ultima birra, in rappresentanza della nostra terra toscana, abbiamo scelto St. Renna (9%) del birrificio lucchese Bruton. Prodotta con miele, cannella, ginger, vaniglia e buccia d’arancia, il risultato che ne viene fuori non può che essere da birra deliziosamente natalizia .

Beer Planet (http://www.facebook.com/pages/BEER-PLANET-ITALY-dedicato-a-tutti-gli-amanti-della-Birra/200869226989)
The Bad Elf pub (www.badelfpub.ithttp://www.facebook.com/bad.elf.pub)

Black Isle Brewery … Scotland

A luglio durante una visita in Scozia abbiamo avuto la possibilità di visitare il birrificio Black Isle. Iniziamo con il presentare il birrificio: lo scozzese Black Isle, si distingue per produrre esclusivamente prodotti che utilizzano materie prime provenienti da agricoltura biologica e che in parte sono ottenute nei limitrofi campi dell’azienda di proprietà del birrificio.
Nato nel 1998 nelle vicinanza della piccola città di Munlochy, nord della Scozia a pochi chilometri da Inverness, come attività collaterale a quella dell’azienda agricola, per 11 anni, Black Isle Brewery, ha prodotto le proprie birre in un piccolo impianto da 5 barrel (586 litri) che non gli ha comunque impedito di crescere ogni anno del 50% rendendo necessaria la costruzione di un nuovo impianto produttivo. Così, nel 2008, è iniziata la costruzione della nuova struttura, che si è conclusa a metà del 2009 e ha portato Black Isle ad avere una nuova sala cottura da 30 barrel (3520 litri) e una sala fermentazione da 210 barrel (24643 litri).
Come detto, oltre al nuovo impianto Black Isle Brewery dispone di 120 acri coltivati a orzo in agricoltura biologica e totalmente destinato a diventare malto.
Il nostro giro della Scozia era previsto per luglio, così decido di scrivere una mail dove chiedo che ci avrebbe fatto molto piacere visitare il birrificio perchè apprezzavamo molto le loro birre, che tra l’altro avevamo nel nostro pub sia alla spina che in bottiglia.
E’ stato un piacere ricevere risposte direttamente da David, ideatore di tutto il progetto Black Isle, che con la cordialità e disponibilità tipica scozzese, ci da la loro disponibilità. Ci troviamo dunque a Inverness a metà luglio, ci muoviamo verso Munlochy che raggiungiamo in pochi minuti. Zona bellissima (come tutte le Highlands), veniamo accolti da due persone, prima da una signora che dopo aver “tentato” dei saluti in italiano, ci mostra l’interno della prima sala di accoglienza dove ci raggiunge un ragazzo (purtroppo non ricordo più il nome), uno degli addetti alla produzione, al quale David ha dato l’incarico di mostrarci il birrificio. La visita risulta molto interessante, ci vengono mostrate tutte le fasi della lavorazione, alcuni luppoli e “assaggiamo” i cereali utilizzati nelle differenti birre. Infine ci mostra con orgoglio il primo bancale che sta per partire con birre destinate al mercato giapponese. Alla base del loro progetto c’è il fatto di produrre totalmente prodotti organici (biologici), ci spega quanto è costata in termini di tempi e procedure per ottenere tutte le certificazioni di coltivazione e produzione di prodotti biologici; dopo questo hanno scelto, con grosso sforzo economico, di acquistare anche etichettatrice e tappatrice per mantenere, trattandosi di birre biologiche, tutte le fasi della lavorazione all’interno del birrificio ed avere il totale controllo del prodotto finale: questo non accade in molti birrifici artigianali che si appoggiano ad aziende esterne per l’imbottigliamento. Torniamo nella stanza di accoglienza che è anche un piccolo beershop per un assaggio di alcune birre: proviamo ovviamente quelle che non conosciamo come una aromatizzata al miele di erica, che non ci ha convinto, la Porter … ottima, grande equilibrio, che è la caratteristica del birrificio, i classici aromi della tipologia ma molto morbida che la rende piacevolmente bevibile. Infine ci fa assaggiare una Scotch ale invecchiata in botti di whisky single malt prodotta in 2 tipi in numero limitato, scura, corposa, quasi da meditazione. E’ l’ora dei saluti, è stata una visita molto piacevole ed interessante che ci ha fatto conoscere da molto più vicino un birrificio che già prima apprezzavamo molto.
Oltre ad alcune stagionali o in numero limitato le birre base sono:
Yellowhammer: una birra dorata, fresca e leggera, di facile bevibilità e con belle note fruttate e floreali che la rendono estremamente piacevole;
Blonde: birra bionda dal basso tenore alcolico (4,5 %) che unisce alla piacevole dolcezza un finale secco e leggermente amaro;
Red Kite Ale: esemplare modello di birra scozzese grazie ai toni ambrati e caramellati, al corpo e alla gasatura molto bassi e a un finale asciutto. A tutto ciò si unisce il basso tenore alcolico;
Scotch Export Ale: una delle ale più alcoliche (6,2 %) del birrificio. Calda e dolce già al naso è completata in bocca da intense note tostate;
Porter: una versione morbida di uno degli stili anglosassoni per eccellenza. Scura, quasi impenetrabile con belle note di cioccolato fondente e caffé. Una leggera acidità le dona freschezza;
Hibernation Oatmeal Stout: una stout decisamente alcolica per gli standard britannici con fiocchi d’avena. Morbida e sottile, molto elegante nei profumi e bilanciata tra le note tostate e balsamiche.

Per saperne di più o visitare il birrificio …

Black Isle Brewery Co., Old Allangrange, Munlochy, Ross-shire, Scotland
Http://www.backislebewery.com

 

 

la Trappista Westvleteren 12, Best top beer 2012

Westvleteren 12
La storia della sapienza monastica nel produrre birra condensata in una sola bottiglia

Non sarà la Bibbia autorizzata della birra, ma indubbiamente il sito Ratebeer è comunque un punto di riferimento importante se non altro a livello statistico, e le classifiche annuali debbano essere prese comunque in considerazione.
Quest’anno nella Best top 50 beers 2012 il palleggio Westvleteren – Närke (birrificio svedese), ormai tradizionale, quest’anno si è risolto ancora una volta a favore del birrificio trappista belga con la sua 12.

Il Birrificio Westvleteren, all’interno dell’Abbazia de Notre Dame de St. Sixtus si trova nelle Fiandre Occidentali, a circa 4 km dal villaggio di Westvleteren, è il più piccolo fra i 5 monasteri belgi che producono birre trappiste; qui, in questo antico birrificio trappista, interamente immerso nella natura, dalle sapienti mani dei monaci prende vita la n° 1 al mondo tra le birre: la Westvleteren 12

Questo birrificio è probabilmente l’unico rimasto che rispetta letteralmente le regole della “stretta osservanza”, produce piccoli quantitativi impegnando la comunità solo 75 giorni l’anno perchè come dicono i frati: “facciamo birra per vivere, non viviamo per fare birra”.

Vengono prodotte 3 tipi di birra la Blonde, la 8 e la 12, famose anche per essere tra le più rare e ricercate birre trappiste.

Westvleteren 12 è meritatamente considerato il top della birra, ha un bel colore mogano, scuro una spuma ricca e cremosa, dal colore leggermente caramellato. 

Al naso c’è tutto, la frutta matura, il malto leggermente tostato, l’alcool, presente ma non invadente, e un finale di cacao e liquirizia.

Ha corpo sorprendentemente morbido e snello, nonostante la forte gradazione.

Anche qui la miscela di sapori è al top: il lievito, l’amarognolo di un luppolo tenue, la frutta rossa leggermente astringente, e un finale caldo di malto, toffee e cioccolato. Sorprendente.
Il finale scorre sul velluto, un tappeto di morbidezza e delicatezza, con una sensazione finale di calore e leggera dolcezza.
La storia della sapienza monastica nel produrre birra condensata in una sola bottiglia.

L’odissea per acquistarle
Detto tutto questo, verrebbe voglia di acquistarne qualche bottiglia su Internet o in un prossimo viaggio nella terra delle birre … qualcosa che sembrerebbe semplice sia in realtà molto complicato.

La produzione dell’abbazia di Saint Sixtus è molto limitata (si parla di meno di 5000 hl l’anno), allo stesso tempo, la richiesta è altissima. Fino a pochi anni fa, la vendita era aperta soltanto alcuni giorni al mese, decisi dall’insindacabile giudizio dei frati e che non venivano rivelati in anticipo per nessuna ragione al mondo. Anche tipo e quantità di birra acquistabili venivano anch’essi decisi dai frati.

Per permettere a più persone di acquistare un po’ di bottiglie, questo sistema è stato cambiato: adesso è necessario prenotare telefonicamente le tanto agognate casse di birra (massimo due a testa).

Per vedere in quali giorni e quale tipo di birra è possibile prenotare c’è il sito ufficiale (www.sintsixtus.be) : sono i frati che decidono cosa potrete acquistare in un dato giorno. Il vero problema è che prendere la linea da fuori Belgio è spesso impossibile, o tipicamente non risponde nessuno.

In caso riusciste a prenotare delle bottiglie viene registrato il vostro numero di telefono e dovete dichiarare il numero di targa della macchina che passerà a ritirare le birre, e non potrete prenotare altre birre per 60 giorni. Ovviamente, il punto di ritiro è aperto solo certi giorni.

I frati hanno chiesto e ottenuto di rimuovere la birra dal listino di numerosi negozi, ma qualcosa è possibile trovare.

Occhio al prezzo: una bottiglia di Westvleteren 12 può essere venduta a prezzi molto alti, nei Beershop di Bruxelles si arriva anche a 16/18€, su ebay o altri beershop online si arriva anche a cifre dai 20 ai 40€ a bottiglia.

Sul posto
Potete assaggiare comunque le birre in molti bar della zona a prezzi accessibili. Difficile però convincere il barista a vendervene qualcuna da portare via. Infine, al pub ufficiale davanti all’abbazia (“In de Vrede”), oltre a poterne gustare in quantità illimitate, in alcuni giorni è possibile acquistare piccole confezioni regalo con 4 o 6 bottiglie. Anche in questo caso il tipo delle bottiglie è deciso insindacabilmente, e non tutti i giorni le confezioni sono in vendita. Il limite è di una confezione a testa.

In questo periodo il Bad Elf pub dispone di un piccolo quantitativo di questa birra.

I birrifici Trappisti

Si definisce birra trappista una birra fabbricata da monaci trappisti e sotto il loro diretto controllo.
Dei circa 170 monasteri trappisti nel mondo, solo sette producono birra. Solo queste sette birrerie sono autorizzate a etichettare le loro birre con il logo Authentic trappist product che indica l’osservanza di una serie di regole stabilite dall’Associazione Internazionale dei Trappisti.

I criteri principali sono i seguenti:
– La birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.
-Lo scopo economico della produzione di birra deve essere diretto al sostentamento dei monaci e alla beneficenza e non al profitto finanziario.

 – L’associazione ha valore legale e il logo serve a dare precise garanzie al consumatore sul prodotto offerto e sulla sua fabbricazione.

I sette birrifici trappisti sono Chimay, Orval, Rochefort, Westmalle, Westvleteren, Achel in Belgio e La Trappe in Olanda.